Concorso e mostra: VECCHIO - Milano Design Week 2007
18 - 23 aprile 2007
“In Africa, quando un vecchio muore è una biblioteca
che brucia”
Amadou Hampaté Ba
(citato da Léopold Sédar Senghor)
“…Non ci sono più le stagioni
di una volta signora mia…”
Alberto Arbasino
Nel 2007 OPOS ha voluto affrontare il concetto/soggetto del “vecchio”.
Si è dubbiosi ma spesso orientati all’idea che il passato sia meglio del presente, che quello che abbiamo avuto sia meglio di quello che abbiamo. Il ricordo, ciò che è stato e che non sarà più. Quella cosa “oldie but goldie”.
I nostri, personali “bei tempi andati”.
Unici, irripetibili.
Paradossalmente la categoria del “vecchio” assume valore quando rimanda e qualche esperienza già vissuta da giovani.
A qualcosa che è nel passato ma che è parte indissolubile della memoria. Si ritiene, spesso, che le cose passate siano meglio di quelle presenti. E che “vecchio” sia un sinonimo di “antico” e che quindi denoti la capacità di accumulare valore ed esperienza.
Per questo motivo a volte si è portati erroneamente a pensare che “vecchio” faccia rima con “saggio”. Spesso, però, un vecchio uomo è semplicemente un uomo vecchio. E il numero di questi uomini vecchi è in costante aumento (almeno nel primo mondo). La nostra è una società di vecchi, nascosti, ignorati, rimossi dal piano comunicativo, inadatti a popolare il mondo patinato dei prodotti e del consumo.
Viviamo, infatti, in una società sottomessa all’imperativo della “eterna gioventù”.
La tradizionale classe dei vecchi, malati e decadenti, si avvia a divenire una maggioranza silenziosa ginnasticata, ormonata, levigata.
Per indagare questo fenomeno di stringente attualità, probabilmente, è utile forzare gli stereotipi e definire le nuove caratteristiche del “vecchio” per capire come le categorie si siano trasformate nel tempo. Dalla genetica alla gerontologia. Alla nuova dimensione culturale e sociale di una società “vecchia” che vuole sembrare giovane ad ogni costo. A come tutto ciò porti un cambiamento nel nostro ambiente, nelle cose, nei servizi, nella comunicazione.
Se poi il discorso sul “vecchio” esiste è perchè esiste un discorso sulla memoria.
Coniugando questi due termini nell’esperienza quotidiana contemporanea emerge con chiarezza che, nell’era della digitalizzazione della memoria, tutto ciò che prima ritornava con un alone mitico, trasformato dal filtro dei ricordi, ora ritorna velocemente e impietosamente, con un semplice click. Tutto è disponibile nella versione più esplicita, aggiornata, disponibile. Come una sovrapposizione di strati non fusi che ogni tanto qualcuno riattiva con un brutale gesto di riscoperta, un “decollage” che strappa e non ricuce.
Che riporta alla luce la sola forma senza pensiero.
Un’aggiunta di frustrazione proviene poi dal rendersi conto che spesso è la necessità del mercato più che l’effettiva qualità dell’esperienza da riscoprire a decidere i tempi e i modi di questo ritorno. Paradossalmente la grande disponibilità di “vecchio” finisce per distruggere anche l’integrità del nuovo. L’”eterno ritorno” finisce per essere un “eterno presente” in forma di “compilation”, o “meticciato” o “ vintage” o “riscoperta”. Un gigantesco flusso digestibile in cui i “segni” di un progetto originale sono sempre più difficili da scorgere.
OPOS ha chiesto ai designer una riflessione su questo tema. Una riflessione che ha provato a tradurre in progetti ed oggetti concreti questa nuova e controintuitiva condizione della società e dell’esperienza umana contemporanea.
L’evento si è tenuto nella Galleria OPOS Corso Garibaldi 104.
LIRE DI SAPONE
CRISTINA DE AGOSTINI E FRANCESCO CASTIGLIONE MORELLI
Lire di sapone è il proustiano sapore della madeleine che riporta alla mente vecchi e cari ricordi. Chi non rimpiange le vecchie lire? E ancora, non è forse vero che i tradizionali metodi casalinghi sono tuttora molto meglio di tanti prodotti industriali presenti sul mercato? L’economia domestica e la tradizione del “fatto in casa” fanno bene alla salute e al portafoglio! Nasce così Lire di sapone: uno stampo in silicone per dare vita a profumate saponette con le sembianze della vecchia moneta.

WRINKLE BOTTLE
ORNELLA RIGATO CON OOOH!DESIGN
Wrinkle Bottle è un progetto di packaging che teatralizza una qualità tipica dei distillati come il whisky: l’invecchiamento. La realistica riprodu-zione delle rughe impresse sulla bottiglia mette in scena ironicamente i lunghi anni che rendono prezioso un distillato, diventando contemporaneamente decorazione dell’oggetto e informazione sul contenuto. Un modo per esaltare la qualità del prodotto e un raffinato oggetto dalla forte valenza ornamentale, ideale per distillati di grande valore.

FUTURE VINTAGE
AnAtomic FACTORY: ERICA DE CANDIDIO, LUCREZIA DIRINDIN, MARCO POPOLO
Il mercato insegna che lo stile e la moda sono ciclici; ritornano con continuità, ringiovaniscono in modo programmato.
Future Vintage è un investimento per il futuro.
Future Vintage è un packaging che racchiude al suo interno un prodotto della nostra contemporaneità da acquistare oggi, a scatola chiusa. Al momento indicato dalla data di scadenza sarà garantito un prodotto di tendenza, all’apice del suo valore commerciale.
Future Vintage è il vintage del futuro.

RUN, DON’T WALK
MARCO CIMATTI
Con l’aggiunta di una ruota, “Run, don’t walk” permette di muoversi a qualsiasi velocità, lentamente o più veloci.
Viene messa in discussione l’associazione tra il bastone della vecchiaia e la lentezza dell’anziano.

RESPECT
GLUEGLUEDESIGN.COM
Un bastone da passeggio imprime la tag (firma) “respect”, grazie a un timbro inserito nell’estremità inferiore. Il tema “vecchio” viene indagato a partire dal concetto di rispetto. Attraverso l’utilizzo di un linguaggio giovane e contemporaneo, è possibile riscattare una condizione sociale, troppo spesso intesa in modo pregiudiziale come “inutile” e “obsoleta”, a “cool” e di tendenza.

CONTENITORE PER ALIMENTI
GERGELY AGOSTON, SARA PASINI E MATTEO POLI
Contenitore da trasporto per alimenti in ceramica bianca smaltata.
Cerniera in ottone e cinturino di chiusura in cuoio.
L’antenato improbabile ma estremamente plausibile di un oggetto quotidiano, contemporaneo.
La versione precedente di un progetto visto come il risultato di un’ottimizzazione presunta, mai avvenuta in questa forma.

DACCI UN OCCHIO
STUDIO GHIGOS: DAVIDE CRIPPA, BARBARA DI PRETE, FRANCESCA DIOTTI, SARA MAGNONE, MARCO PIANA, FRANCESCO TOSI
Gli anziani, spettatori dello “spettacolo” quotidiano, trascorrono silenti ore e ore guardando il mondo dalla finestra di una casa, loro o di cura che sia.
Una tenda per spioni: per vedere senza essere visti, per scoprire senza essere scoperti.
Senza dover schiudere le tende e senza temere per trasparenze traditrici questo passatempo acquisisce ora tutto un altro sapore.

L’EAU ET LE VIN
PIERRE-GILLES FOURQUIÉ
Il passato è meglio del presente e va preservato sotto una campana di vetro come il ricordo dei giorni felici.
L’eau et le vin rappresenta la fusione tra un bicchiere d’acqua (moderno e con linee pure) e un bicchiere di vino (in stile barocco).
Come in un allestimento museale, il bicchiere d’acqua serve da campana di vetro al bicchiere di vino.

18=78
ANASTASIA FALDINA, ALEXANDRA FALDINA
Le fotografie di una persona in due età diverse sono stampate sulle pareti opposte di un cubo trasparente.
Il tempo scorre in una lineare prospettiva.

DESDEMONA
ELISA LEONI
Il vecchio quando era nuovo era prezioso e fatto a mano. Il nuovo di oggi è usa e getta e fatto a macchina. Non per questo è meno prezioso: un kleenex può salvare la vita, ma non sperare che qualcuno lo conserverà come amuleto d’amore o verrai derisa come una stupida romantica. L’esercito delle romantiche rivendica un mondo di sguardi che tolgono il fiato, di sofferenze d’amore, di coraggiosi principi azzurri , di scaltre ed eleganti dame pronte a tutto per amore.

IL RIGHELLO
GIOVANNI TIROTTO E STEFANO VALZER
Da una parte una linea misurata, un segmento preciso, calibrato, che va dal punto ‘a’ al punto ‘b’, sintesi di un progetto; dall’altra una linea senza misura, variabile, personale, che ci regala un sogno.
Due modi per usare un righello: per misurare, per fare un progetto o per tracciare una linea senza un fine preciso…

CADmeo
MARCO ZAVAGNO
Una futuristica rivisitazione del concetto di ‘gioiello di famiglia’. Un prezioso legame tra presente e passato che rivive attraverso una fedele riproduzione dei propri avi. CADmeo trasforma l’antica arte della lavorazione a bassorilievo in un cammeo dal fascino postmoderno combinando le tecniche di scansione e modellazione digitale con il processo di stampa stereolitografica.

DRINK MY PIPE
GABRIELE BRACCHI, CHIARA DIGRANDI, FABIANA MASTROPAOLO
“ceci n’est pas une pipe”
Un oggetto dal sapore antico.
Riscoperto, riproposto.
Per il piacere di assaporare qualcosa
di vecchio che col tempo migliora.
Un gioco per alcuni.
Un nuovo rituale per altri.

JIM SENIOR
EDDY ANTONELLO, FRANCESCA GAROFOLIN, MARCO NICOLÈ E ALESSANDRO SCANDIUZZI
Investi nel futuro!
Abitua fin d’ora il tuo pargolo a prendersi cura di ciò che sarai!
Consapevoli del fatto che i ruoli un giorno si invertiranno e che saremo noi a diventare dipendenti, è giusto educare attraverso il gioco a un sereno rapporto con la vecchiaia.

DENTAMENTA
VERONICA ABBATE, MARCO CARDITO, ANGELO FARINA E BIANCA SCARFATI
La dentiera nel bicchiere è uno stereotipo.
La dentiera nel bicchiere è un segno: richiama alla mente l’immagine di un anziano senza dentiera. La dentiera, da oggetto-protesi per masticare si trasforma in oggetto-cibo da gustare.
È fatta di ghiaccio, colorato con la menta: DentaMenta. La “dentiera nel bicchiere” dal comodino della camera da letto approda all’ora dell’aperitivo in un lounge-bar milanese.
Nuovo cult per nuove generazioni.

AI:D
GUMDESIGN: LAURA FIASCHI, GABRIELE PARDI
Una riflessione sulle vecchie cose.
Una soluzione ironica e giocosa per non buttarle.
Affetto e sentimento per gli oggetti trovati, cercati, voluti con la forza della passione.
AI:D risolve la rottura, il graffio, la “ferita” che un vecchio oggetto, carico di ricordi, può trovare sulla sua superficie.
AI:D permette all’oggetto di non essere buttato o sostituito, ma piuttosto denuncia in maniera diretta e sfacciata la sua “vecchiaia”, giocando, perchè quando si ama qualcosa o qualcuno si crea un legame così forte da non volersene separare.
AI:D non è solo un gioco “visual”, ma è anche un gioco di parole: AI come “grido di dolore”, AID come “soccorso”, 😀 come “sorriso”.

CELLOPHANE DELIGHTS: VECCHI paralumi AVVOLTi IN CELLOPHANE
GIANMARIA SFORZA
L’idea è quella di far sposare vecchi paralumi ancora funzionanti, caduti in disuso soprattutto
per una certa estetica sorpassata, con un materiale molto duttile, lasciando ad una macchina l’arduo compito del design. Produrre così, quasi a costo zero, nuovi oggetti, ossia gli stessi paralumi con una seconda vita di “design”, in un mercato soprattutto saturo di idee oltre che di oggetti. Ripescando un processo estraneo al mondo del design si potrebbe perfino suggerire chissà altri spunti da cui partire, alla portata di tutti.
