Concorso e mostra: PANCHINA – Milano Design Week 2002

10 - 15 aprile 2002

La panchina come simbolo di aggregazione, di luogo d’incontro e scambio sociale, come punto di riscatto dalla complessità delle aree urbane. La città non solo come metropoli non umana, ma come spazio vissuto, occasione di scambio e di emozione.
Sette designer e sei fotografi hanno dato nuovi significati e nuovi punti di vista su di un oggetto
comune, che ha però una forte valenza simbolica e culturale.

I progetti:

UNA
99IC, ARCHITECTURE MEDIA DESIGN SRL (ISABEL ALVES DA SILVA, GERGLEY AGOSTON, GIANLUCA G. LUGLI, MATTEO POLI, GIANMARIA SFORZA
Perchè disegnare una sola panchina?
Le panchine sono spesso tutte uguali,
si ripetono identiche sempre e ovunque,
finendo per banalizzare gli spazi
che dovrebbero far vivere.
Il progetto mira a produrre da una stessa base
un numero di varianti di “panchina”,
anche corrispondenti
ad eventuali usi e comportamenti
non ancora contemplati nello spazio pubblico.

FLEX
FRANCESCO ARGENTI, FRANCESCO MARCHINI
La progettazione degli spazi urbani trova espressione, di norma, in un duplice approccio.
Un metodo prevede l’impiego di elementi (panchine, nel caso) regolarmente in produzione, a catalogo, al fine di contenere i costi; l’altro l’utilizzo di elementi disegnati appositamente.
Flex coniuga i due metodi: adatta alla produzione industriale e flessibile per la realizzazione “a disegno” per progetti specifici. La seduta-schienale si compone di un elemento modulare d’alluminio estruso, utilizzato normalmente per le tapparelle delle abitazioni.
L’alluminio, trattato per uso esterno e verniciato per resistere alle abrasioni, è interamente riciclabile.

1:1
WALTER BECCHELLI
Lo spazio su una panchina e attorno ad essa è dato, non modificabile.
Concepita sostanzialmente come sviluppo lineare di una sedia, è la sua stessa morfologia a definire e vincolare le modalità d’uso, non offrendo altre possibilità se non quella di una seduta altrettanto lineare.
Questo progetto, con la rotazione indipendente di ogni singolo sedile, rende plasmabile lo spazio.
Ovvero, moltiplicando le possibiltà di configurazione, il sistema si apre a ogni esigenza, permettendo la scelta tra la condivisione collettiva o la privatizzazione personale dello spazio stesso.


CAR

JORG BONER, N2 CON FRANCISCO TORRES
Lo spazio di una panchina è uno spazio pubblico.
Immaginare la panchina come arredo della città. Gli spazi pubblici sono popolati da molte “presenze” in relazione tra loro.
L’automobile è una di queste; necessita di molto spazio e abita in modo “temporaneo” lo spazio urbano. Sempre più numerose, si spostano con frequenza da uno spazio di parcheggio all’altro.
Progettare una panchina che possa utilizzare lo spazio di parcheggio in modo temporaneo.
Una panchina che diventi un luogo per bambini ed adulti piuttosto che una semplice seduta e poter organizzare su di essa diverse attività: sedere, giacere, giocare, dormire…

PANORAMICA
FABIO BORTOLANI, DONATA PARRUCCINI
Un lavoro sullo sguardo.
Alzare il punto di vista alla ricerca di una visione privilegiata, la visione panoramica.
Non solo un modo diverso di sedersi ma un modo diverso di guardare.
Diverse, quindi, sono le possibilità di utilizzo. Arrampicarsi sulla seduta superiore alla ricerca di uno spazio più intimo e protetto, da soli o in compagnia; oppure, usare la panchina nel modo più consueto, sedendosi sulla seduta inferiore per trovare riparo dal sole o dalla pioggia.
La panchina è completamente smontabile; la struttura è in ferro verniciato e le sedute sono in compensato curvato.

LOOKING FOR BALANCE
CURRO CLARET MARTÌ
Facciamo molte cose per noi stessi, in solitudine, trascurando, spesso, gli altri.
Ogni giorno abbiamo molte occasioni per incontri anche fugaci, motivo di condivisione di azioni, idee, progetti… ma spesso non accade.
Forse per mancanza di comunicazione.
“Looking for Balance” tenta di forzare la relazione tra due persone che siedono sulla panchina. Per stare seduti è necessario trovare un giusto equilibrio con l’altro. Raggiunto il bilanciamento, piccoli movimenti possono modificare il rapporto tra i due arricchendo la relazione.
“Looking for Balance” richiede l’utilizzo simultaneo da parte di due persone.

RAYOGRAPH
MINIMO DESIGN
La panchina come mezzo per comunicare o per lasciare tracce del proprio passaggio.
O ancora, come segnale di uno stato ambientale.
Rayograph è una panchina “viva” che racconta le storie che le accadono attorno, le memorizza, seppur temporaneamente, e le proietta oltre il momento della funzione propria del sedersi a riposare, a leggere un giornale, a giocare, a fare l’amore, a dormire…
Volutamente semplice, un foglio di lamiera appoggiato su una struttura essenziale. La particolarità è nel tipo di vernice utilizzata, un prodotto termocromatico che cambia colore secondo specifici intervalli di temperatura. Cambia con il clima, se ci si siede o sdraia sopra, con le impronte delle mani, se ci dorme qualcuno… lasciando tracce differite nel tempo… fantasmi… come in un Rayogramma di Man Ray.

PEOPLE BENCH
MARTIN RUIZ DE AZUA
I designer, spesso, si trovano costretti a dare risposte a necessità create da un contesto ormai troppo materialista.
In Spagna esiste un detto popolare che dice: “Le migliori cose della vita sono gratis”, così come l’amicizia e la fiducia negli altri che ci fanno sentire bene.
People Bench è una panchina immateriale, umana e solidale.

TUTTOLEGO
LORENZO DAMIANI
TuttoLego è una panchina multifunzionale, un piano per bambini, realizzato con lastre di Forex ricoperte completamente di mattoncini di Lego colorato. La struttura, leggera, può essere comodamente spostata, oppure appesa alla parete, divenendo uno strumento giocoso, un’opportunità per sviluppare la fantasia.
Utilizzando i mattoncini Lego si possono costruire, sul piano, gli schienali d’appoggio o, a piacere, ‘piccole architetture’, case, palazzi o città, trasformando questa piattaforma in un grande giocattolo su cui stare seduti, come su panchine dalle forme sempre differenti e nuove.
TuttoLego è un progetto ‘in divenire’, pronto a rispondere alla creatività dei bambini.


VISION
ILARIA MARELLI
Deve essere diversa da quanto già conosciamo? Per tre, quattro (quante?) persone? In materiali tradizionali? Deve avere il comfort di una sedia, di una poltrona, di un letto o di una chaise-longue?
Deve essere fissa?
C’è un archetipo della panchina che ne determina la forma e l’uso indifferente al mutare delle forme di socializzazione, dell’utilizzo, delle tecniche, dei materiali.
E allora ecco la panchina infinita “affettabile” a piacere, ecco la panchina-vasca, luogo di comunità, ecco la panchina ludica, che segue le posizioni del nostro corpo, ecco un tool che simula la prossimità fisica del “sedersi vicino” e parlare quando si “chatta” on-line, ecco la panchina che non c’è, trasparente o mimetizzata con il proprio sfondo, ecco la panchina da guardare e leggere, per capire quanto la circonda
…
Ma il supporto – la panchina – alle diverse situazioni, è sempre lo stesso.

La pubblicazione:

I fotografi:

SAVERIO FEMIA

CARLO FURGERI

PATRIZIA LEONELLI

ANTONIO MARCONI

FILIPPO ROMANO

CIRO FRANK SCHIAPPA

estratti da Panchina/Bench
© 2002 OPOS / Editrice A coop. sezione Elèuthera

Progetto grafico Walter Becchelli

Finito di stampare
nel mese di aprile 2002
presso grafiche Vadacca, Vignate
per conto di
Editrice A coop. sezione Elèuthera
via Rovetta 27, Milano
www.eleuthera.it